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Una Ricerca sui Processi per Abuso Sessuale su Minori in Italia

Il lavoro, oltre a descrivere le procedure utilizzate dal sistema legislativo in Italia per indagare, accertare e decidere a seguito di denunce di abuso su minore(Art. 609-quater); si è posto come ulteriore obiettivo quello di appurare se ed in che misura vi sia relazione tra abuso e conflittualità fra i genitori.

La metodologia adottata è consistita nell’invio ad una vasta popolazione di avvocati di un questionario (totale 35 domande) la cui compilazione ci ha permesso poi di arrivare alla raccolta dei dati da analizzare.

Si è pensato di procedere nello studio avvalendosi di un supporto via web, statisticamente già testato, chiamato “Survey Monkey”.

Per raggiungere questo obiettivo ci si è rivolti ad avvocati penalisti italiani (successivamente denominati avvocati) che, a nostro parere, rappresentano la miglior fonte di informazioni specifiche in merito in quanto esperti del settore.

Le istruzioni per la compilazione sono state inviate con lettera a firma avv. Spinarelli dell’Unione delle Camere Penali d’Italia con indicazione di restituire il questionario compilato, entro 15 giorni, riferendosi all’ultimo caso trattato. I risultati sono stati elaborati a livello statistico ed in forma rigorosamente anonima.

Dei 555 avvocati che hanno avuto accesso al questionario circa 80% si occupava di abusi per cui si è potuto prendere in esame le risposte di 301 professionisti che si sono occupati di più di un caso di abuso e hanno difeso l’imputato fin dalle indagini preliminari. All’udienza preliminare è stato richiesto il rinvio a giudizio. Come difensori dell’Imputato sono stati proposti riti alternativi, soprattutto il rito abbreviato nel 84% dei casi, e la formula della sentenza è stata di condanna (81%); in caso di assoluzione la formula utilizzata dal G.U.P. è stata “il fatto non sussiste” (72% ), o l’imputato non ha commesso il fatto (17%).

In giudizio di primo grado l’imputato è stato condannato (71%) o se è stato assolto (69%) la formula era perché “il fatto non sussiste”.

Nel corso della ricerca sono emersi altri elementi importanti relativi alle perizie e consulenze tecniche che sembrano essere sottovalutate al fine di arrivare ad un giudizio “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

È importante ribadire che esiste la indubbia necessità di tutelare la vittima sia in termini di prevenzione del fenomeno, sia in termini di intervento a fatto compiuto, in quest’ultimo caso è da considerare che la vittima è anche il testimone in un processo tuttaltro che semplice.

In questi contesti è necessaria una sostanziale interazione tra dottrina giuridica e sapere scientifico ed è indispensabile tener conto anche dei punti deboli della testimonianza di un minore ai fini di un “giusto processo”. A questo proposito si ricorda una famosa ricerca di Elisabeth Loftus che per prima ha dimostrato che è possibile indurre adolescenti e adulti a ricordare eventi che non sono mai accaduti, ciò è stato poi verificato anche su bambini più piccoli.

Tra le fonti di errore, oltre alle false memorie, ci si può trovare di fronte all’abusato che non parla, che ritratta le accuse, che non racconta quanto avvenuto, rendendo difficile il processo facendo correre il rischio a persone innocenti di venir travolte da indagini e procedimenti giudiziari, con conseguente radicale destabilizzazione della propria vita, con grave danno economico e morale, ovvero che colpevoli possano perpetrare altri crimini perché non condannati.

Per fugare alcuni dubbi che potrebbero sorgere, si suggerisce l’approccio legato al metodo scientifico di conferma-falsificazione: tale strumento attribuisce affidabilità solo alle ipotesi scientifiche che godono di un alto grado di conferma e del consenso della comunità scientifica, che rendono noto il tasso di errore e sono stare pubblicate su riviste scientifiche e quindi sottoposte a peer review. Gli esperti interdisciplinari sono intervenuti con l’emanazione della Carta di Noto per stabilire una serie di linee guida nei casi di abuso sessuale.

Il PM per accertamenti non ripetibili ha nominato un consulente tecnico nel 63% dei casi, a nostro  avviso risulta ancora una percentuale bassa.

La stragrande maggioranza degli esperti afferma di avvalersi di consulenti tecnici anche quando non sia stata disposta perizia, gli avvocati privilegiano la perizia per la vittima e per l’indagato/imputato, ma danno meno peso alla valutazione del testimone.

I ricorsi in appello o in cassazione non hanno dato esito a notevoli ribaltamenti di giudizio.

La ricerca ha preso in esame i due principali tipi di abuso sessuali in base al rapporto abusante-vittima:

– intrafamiliare: se l’abusante è un familiare

– extrafamiliare, se l’abusante è una figura estranea al nucleo familiare.

Gran parte degli abusi su minore si consuma in famiglia e questo aveva fatto ipotizzare che il fenomeno potesse essere legato alle complesse dinamiche che si innescano nell’ambito di conflitti familiari, di separazione e/o divorzio.

Si è impostata la ricerca per verificare se, in base alle risultanze incrociate delle risposte fornite dagli avvocati intervistati, fosse possibile accertare l’eventualità di denunce “strumentali” da parte di un coniuge o di altro familiare per beneficiare di alcuni diritti quali: affido esclusivo, alimenti, tetto coniugale ecc…. Infatti dopo l’entrata in vigore della legge n. 54 del 2006 i coniugi che si separano, si vedono affidata la prole in modo condiviso; devono quindi sussistere importanti motivazioni perché il Giudice disponga l’affido esclusivo ad uno solo dei genitori.

I dati evidenziano che si tratta soprattutto di violenze intrafamiliari per il 52% con indagato o imputato un genitore (52%) o altro familiare (35%). Spesso c’erano procedimenti civili di separazione o divorzio o procedimenti avanti al tribunale dei minori (49%). Da quanto emerge dalle risposte date dagli avvocati i rapporti tra i genitori erano altamente conflittuali (52%). La denuncia era stata fatta soprattutto nel caso di procedimento di separazione (39%).

In merito all’età della parte offesa questa si collocava soprattutto tra i 10 e 14 anni, le risposte indicano un trend in crescita a partire dai 4 anni per raggiungere la punta massima in corrispondenza dei 14 anni.

Questo inizio di ricerca, la prima settimana di raccolta dati sul tema, ha permesso di evidenziare alcuni tipi di rapporti tra la conflittualità genitoriale e l’abuso che possono essere oggetto di riflessione.

Sono emersi livelli di alta conflittualità sia in ambiti di abuso intrafamiliare che extrafamiliare anche senza cause in corso tra coniugi, mentre si sono rilevate situazioni non conflittuali anche in casi di abuso da parte di un genitore; questo dato fa ritenere che quanto viene alla luce attraverso le denunce sia solo la punta di un iceberg.

Si è verificato anche  se, in base alle risultanze incrociate delle risposte fornite dagli avvocati intervistati, fosse possibile accertare l’eventualità di denunce “strumentali” da parte di un coniuge o di altro familiare ed è emerso:

a) conflittualità intrafamiliare con esito di condanna in primo grado (tolti gli eventuali ricorsi con assoluzione) (tab. sotto): non conflittualità  in 14 casi o nei 13 casi con alta conflittualità 10 casi sono con procedimenti in corso.

tab 1 e 2 tesi master

b) conflittualità intrafamiliare con riti abbreviati (tab. sopra): 8 casi con alta conflittualità di cui 6 con procedimenti in corso.

tab 3 Tesi Master

c) nei casi di abuso intrafamiliare con esito di assoluzione (tab. sopra) i dati evidenziano nelle sentenze alta conflittualità in 16 casi e tutti con procedimenti in corso. La denuncia è avvenuta in concomitanza con la separazione o dopo il deposito della sentenza di separazione.

Gli esperti collocano l’incidenza maggiore di denunce dal 2005 al 2011. E’ lecito chiedersi se la variazione normativa intervenuta sulla bigenitorialità (2006) abbia inciso o meno sull’emergere di certe denunce fatte in corso o dopo la separazione.

Considerati i dati ISTAT, che rilevano separazioni e divorzi in crescita dal 2008 in poi, è importante monitorare i dati delle successive ricerche di approfondimento in merito.

Speriamo che i risultati e gli spunti di riflessione emersi da questa ricerca rappresentino un primo passo verso il concretizzarsi di validi supporti per i professionisti deputati ad intervenire in questi contesti operativi.

Anche al fine di ottimizzare gli interventi futuri si ritiene che sia determinante un coinvolgimento interdisciplinare, come è avvenuto per la realizzazione di questo studio: si è rilevata, infatti, indispensabile la collaborazione dell’Unione delle Camere Penali d’Italia, che segue il fenomeno con interesse da anni e si è resa subito molto disponibile a promuovere la ricerca ed a diffondere il test a tutti i professionisti in grado di dare il loro contributo.

Università degli Studi di Padova – Facoltà di Psicologia
Tesi di Master di II livello in Psicopatologia e Neuropsicologia Forense
A Research on Criminal Proceedings for Child Sexual Abuse in Italy
Masterizzanda: Barbara NORDIO
Relatore: Chiar.mo Professore Giuseppe SARTORI
Correlatore: Chiar.mo Avvocato Antonio FORZA