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La scoperta di noi stessi attraverso la coppia

La coppia come soggetto di cambiamento

Se mettiamo al centro del discorso, come soggetto, la nostra vita, allora essa è la trama di un film scritta a 4 mani: nasce nella relazione con la propria madre fin dalla fase prenatale, poi nella relazione di attaccamento, e infine cerchiamo qualcuno che faccia con noi la coppia e ci aiuti a scrivere la sceneggiatura.

Un altro significato importante è quello di attività come protagonismo, come fare qualcosa di mio.. , costruire qualcosa insieme, in coppia.. La vita di coppia è co-costruzione di vita in continuo divenire. È un edificio che non è mai finito ma deve essere rifinito, ristrutturato, completato, aggiornato.

Quando parliamo di soggettività parliamo anche di unicità, di originalità, di irripetibilità, il tema dell’identità profonda, quindi ogni individuo della coppia è originale e ogni vita di coppia è qualcosa di unico e risponde alle leggi dell’amore ed ognuno risponde a queste leggi in modo originale.

Questo tema di essere soggetti nella vita di coppia a volte è diametralmente opposto a quella che è la realtà: ci sconvolge la nostra soggettività e identità.

Romeo si fa chiamare Amore: oggetto dell’azione dell’amore… cambia identità.

Neruda diceva che uomo è come il Sole e la donna la terra da scaldare.

In psicanalisi si parla di libido, l’Io del soggetto deve farsi muovere la questa forza. La libido ci guida al cambiamento e poi all’attrazione fisica e psichica a cercare l’altro da sé. La soggettività è spinta al cambiamento e all’esperienza della paura che deriva da questo. La forza di Eros.

La cultura psicanalitica ci fa vedere che nella radice dell’amore c’è l’Eros ma c’è anche l’attaccamento come esperienza di sicurezza, unità (che è anche con la figura materna)..

L’attaccamento è l’aspetto sano che sta alla base della fedeltà, della continuità, della stabilità: Eros è continuo cambiamento e Estia è la dea del focolare domestico dove nulla cambia, cambia il mondo esterno ma l’amore resta…

La scoperta del della psicanalisi moderna: sono importanti non solo Eros e l’attaccamento ma anche l’autorealizzazione e autocostruzione nella coppia.. insieme si costruisce l’individualità.

Nell’esperienza di uomo c’è l’inconscio personale e collettivo e poi un altro inconscio che attende di essere convalidato.  È come se in noi ci fosse un cassetta di sicurezza chiusa che contiene un libro nostro con le profonde verità del nostro essere, ma noi non abbiamo entrambe le chiavi per aprire questo cassetta e l’incontro di coppia è l’incontro con la persona che ha l’altra chiave che ci permette di aprirla e ci permette di leggere il nostro libro. Io conosco me stesso attraverso l’altra persona e viceversa, questa è l’esperienza dell’amore. I poeti ci fanno capire qualcosa che è al dì la perché parlano per analogia, per cui oltre alle parole scritte esprimono anche qualcosa che va nel profondo..

Nella patologia invece ci sono: dipendenza e sensi di inferiorità, ricatti dell’altro, uno solo pensa di avere il libro e l’altro è usato per la realizzazione di sé, non ci si chiede che cosa si può dare ma si vuole ricevere, l’aggressività nella coppia o sfugge al controllo o viene soffocata.

L’aggressività ha un nucleo sano che è l’irriducibile differenza, l’incontro con l’altro è percezione del limite dell’altro e arricchimento reciproco. Tutto si può controllare tranne il tempo e l’altro.. guai a limitare l’altro! La differenza è importante per la crescita, è come una pallina che scivola su  un piano inclinato. Re-inventiamo i nostri ruoli…

Trasformazione e trasgressione

Chi si trasforma e chi trasgredisce? Devo trasgredire la relazione con me stesso e trasformare la relazione con me stesso. Qui si parla di istinti scritti nel libro segreto. Si ricorre all’altro/a per leggere queste pagine…. Ma se per leggere queste pagine infinite l’altro/a non basta cosa dobbiamo fare per non richiudere il nostro libro, chi deve leggere queste pagine?

Ma allora l’amore in cosa consiste se la coppia è incapace di terminare la lettura di queste pagine?

Come nel mito di Amore e Psiche quando lo vogliamo vedere troppo da vicino, vogliamo vedere le sue fattezze, il Dio sfugge e siamo costretti ad inseguire numerosi dolori.

Quindi se il tema dell’amore ci rimanda ad un archetipo, diventa ovvio come nelle vicende umane siamo costretti a conoscerne i dolori e le pene, perché conoscere direttamente l’amore in tutte le sue sfaccettature vorrebbe dire dal punto di vista umano conoscere l’essenza stessa della felicità il che è quanto mai utopico..

La coppia non può mai rimanere in quiete, in immobilità, perché è uguale a morte, a ovvietà, alle abitudini… viceversa una coppia perennemente in movimento, la trasformazione è eccentrica (ognuno per conto suo) e sfugge alla coppia ed è altrettanto distruttiva..

Come gli antichi, poeti e filosofi, toccavano il tema dell’amore e cosa sottolineavano dell’amore? Nei dialoghi platonici esiste un temine per dire cosa si intende con amore. Thaumazein=stupore.

L’amore è stupore. Stupore di che? Di un qualcosa che si è costituito in noi, di una trama della nostra esistenza che di colpo vede sovvertire la sicurezza e ci apre al rinnovamento, che ci appartiene. Si parla di stupore perché ci accorgiamo che l’esperienza di rinnovamento, a cui si fa riferimento, non ci è estranea ci appartiene anche se è del tutto nuova. Se  non ci appartenesse e non fosse del tutto nuova non ci sarebbe stupore e avvertiremmo la paura. Se non ci fosse cambiamento sarebbe la quiete senza novità, senza stupore. Quando vi è lo stupore vuol dire che c’è stata un’attesa inconsapevole in noi di un rinnovamento che, si manifesta, diventa esplicito. Questo è l’amore, qualcosa di costituito va in pezzi, qualcosa di nuovo si inserisce, ma vi è una nota armonica tra ciò che si rompe e si rinnova.

Quindi l’amore è stupore.. pensate che bello! È qualcosa che di colpo ci fa sentire VIVI pure all’interno di una condizione che si annunciava come immobile e ferma.

È evidente che se amore è stupore, un perenne stupore, potrete ben capirlo, potrebbe essere impossibile da realizzare, perché dovremmo continuamente passare da mutamenti, rinnovamenti, quiete e nuovi stati di stupore, in una tensione all’infinito.. se fossimo capaci di tanto conosceremmo l’essenza, il Dio dell’amore. Nella mitologia ebraica l’angelo (il messaggero) dell’amore è Anael (Haniel o Hanial) = divenire, tutto ciò che è vita muta non vi è nulla di stabile, per le particelle atomiche, Capra (fisico) parla di danza della vita; l’acqua è in movimento, scorre, il Tao (via dell’acqua che scorre).

Osserviamo le pietre e l’acqua. Le pietre sono la parte intima di noi stessi, più o meno ricche di asperità che, levigate dall’acqua fanno emergere il rotondo, il sé che è in noi. Ritroviamo una dualità, una rotondità con l’altro.

La ricerca dell’altro è tensione amorosa.

Il tentativo di rendere armonica e rotonda una relazione rappresenta la finalità di una relazione.

Ci sono infinite sfaccettature per ogni essere umano. Che cosa accade quando ci innamoriamo?

I poeti parlano di felicità dell’illusione: la necessità di mantenere in noi una distanza sempre attiva tra ciò che nel nostro immaginario si qualifica come la presenza dell’altro, su cui noi investiamo le nostre aspettative che non conosciamo (le nostre di noi stessi). Quindi nel nostro immaginario accade un sortilegio: qualcosa di me che non conosco, qualcos’altro dell’altro/a che non so cosa sia ma che io penso debba essere questa cosa, si costruisce come illusione dentro di me, di colpo la vita è trasformata, la persona sente di entrare in tensione d’amore con l’altra persona.

Poi cosa si fa? È ovvio questa felicità dell’illusione vuole la sua concretezza, cercheremo nel concreto quanto la persona che abbiamo amato dentro di noi, nel nostro immaginario, riassuma concretamente quanto noi abbiamo costruito dentro di noi e ogni volta che la persona sfugge a questa illusione e ripropone un’altra verità, la verità della sua certezza, sentiamo dentro di noi che l’esperienza di amore si dissolve come un sogno e a quel punto subentra il ricordo, la memoria, la memoria dei momenti passati assieme, le abitudini, la sicurezza, la necessità del mantenimento del legame e da quel momento in poi il sé è perso e abbiamo trovato l’Io.

Su questo piano il poeta ha ragione, felicità dell’illusione che deve tenere una giusta distanza tra ciò che in noi si è evocato come elemento costruttivo al nostro interno di un qualcosa di ignoto in noi, oscuro in lei/lui, che reputiamo essere lei/lui l’oggetto da ricercare … ma sembrerebbe quasi che un destino crudele ci dica: “guai a te che lo ricerchi perché ciò che troverai  sarà inevitabilmente differente da ciò che ti aspetti”.

E allora, ci chiediamo se, l’amore su questo piano nella felicità dell’illusione è impossibile, è un sogno? Le ipotesi sono diverse. Diventa un sogno se pensiamo che nel momento che abbiamo scoperto la realtà diversa dalla nostra illusione consideriamo quella realtà come la fine dell’illusione, diventa invece una novità di conoscenza se da quella scoperta, in cui la realtà si presenta differente dalla nostra illusione, noi traiamo nuovi argomenti per riproporre nuove illusioni, perché il nostro sé ha infinite pagine segrete che devono essere conosciute.

L’argomento si fa intrigante e scivoloso…perché subentrano delle questioni dell’Io. In che misura e quanto posso cercare, proseguendo la lettura delle pagine segrete del mio libro, che si manifesta a me come soggetto, come tensione illusoria, quanto io posso ritrovare poi la necessità di ritrovare questa illusione all’interno di una relazione di coppia?

Qualora il limite della coppia venga sentito all’interno di una relazione duale con l’oggetto esterno sicuramente si va incontro a dei fallimenti.

Nessun essere umano, in potenza, che abbia in sé una totalità infinita, saprà muoversi con le proprie potenzialità diventando per l’altro/a il completamento, a meno che non si entri in rapporto di trasformazione reciproca, allora sì, la totalità che è in ciascuno dei due deve per forza, come due diapason, entrare in risonanza su frequenze differenti e a quel punto, metaforicamente parlando, comporre una melodia… ma se uno dei due partner si arresta, nella propria stabilità, l’immobilità dell’uno frena anche l’altro, a meno che l’altro non desideri suonare la propria melodia personale.

E qui sta il punto, perché ciò che deve cambiare non è il nostro esterno ma il nostro interno. Pensare che l’altro o l’altra, sul piano della dimensione archetipica, esista in sé e per sé come completamento di noi è soltanto un approccio parziale alla nostra conoscenza che è fatta su noi stessi. Soltanto questo viaggio sull’interno ci da la garanzia di lasciare all’altra/altro la disponibilità ad essere a sua volta se stessi perché, qualora noi si dipenda dall’esterno, creiamo inevitabilmente un legame che preclude il nostro interno.

Qui c’è la clinica ed i casi sono quelli in cui la trasformazione è attesa nell’altro o dall’altro e mai da noi stessi..

Nessuno ci abitua a operare questo rinnovamento. Tutto nella società e nella famiglia ed in senso lato nella cultura, ci abitua ad attenderci la trasformazione dall’esterno, come se quel ventre materno che ci ha nutrito attraverso quel legame col sangue prima, attraverso la placenta, e del latte poi, diventasse per estrapolazione collettiva la necessità di una grande madre fuori che ci debba dare i prodotti del nostro nutrimento, e mai che noi si abbia il coraggio di nascere a noi stessi ritrovando la dimensione eroica (Eros=amore) che è in noi se siamo al mondo …

Siamo al mondo, non perché quella madre e quel padre ci hanno generati, loro sono gli strumenti, noi abbiamo qualcos’altro che trascende la famiglia, noi stessi… il sé …dobbiamo mettere in luce  le parti del nostro sé, costi quel che costi, questa è la via eroica. Poi possiamo arrivare a questa conoscenza camminando dolcemente nell’esistenza, pedalando, con una moto, con un treno, veloci con un jet …ognuno metterà in atto la  trasformazione che è in grado di fare…

Trasformazione è il senso dell’esistenza. La vita, con le buone o con le cattive, ci mette tutti sul lettino dell’esistenza (il più grande psicoterapeuta al mondo) ed a quel punto ci chiede conto di quello che noi facciamo, sperimentiamo, desideriamo, sentiamo, nel modo più o meno diretto.

Se fossimo più consapevoli potremmo addolcire questa trasformazione, rendercene conto, qualcuno più inconsapevole pensa di sfuggire a questo destino ed è la vita stessa, sonoramente, che gli fa reiterare e che lo mette di fronte più volte allo stesso errore, come davanti ad un grande specchio, ai limiti della propria consapevolezza……

Il sé non è morale: non è amorale (nessuna morale) è immorale (altra modalità di moralità in cui l’io non è abituato a trattare) ed è la morale della vita stessa della natura.

L’io si ammanta delle proprie costruzioni, costruisce i proprio obiettivi, il proprio destino, pensa che la trasformazione avvenga nell’altro o nell’altra.

Il sé vuole il nostro cambiamento, in questo divario sta il perseguire il nostro obiettivo, per cui siamo al mondo, siamo nati, piuttosto che pensare che siamo nati, siamo al mondo, per l’altro o l’altra.. (o addirittura per i figli…o altro..)

Concludendo…

L’amore: una dolce follia (dicevano gli antichi) attraverso la quale possiamo dissolvere gli aspetti più nascosti del nostro Io per far affiorare il nostro Sé e dare senso alla nostra esistenza…

 

Dobbiamo imparare ad amare noi stessi ed accettarci con virtù e difetti.

Se non mi ci amiamo non portiamo amore nella relazione… Se non ci si ama allora si inizia a pretendere, a tirare il conto, il conto del sacrificio per l’altro…

Anche il divino non è sacrificio ma piacere…