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Ipertensione e Ipotensione

Giochi di equilibri e forze nel sangue

Ipertensione

Per comprendere questi disagi possiamo innanzitutto considerare che il sangue è un “succo molto speciale” che rappresenta la nostra forza vitale, il nostro flusso portatore di vita. Quando qualcosa ci entra nel sangue ci appartiene completamente.

Il sangue rappresenta un veicolo profondo, caldo, vitale, fluido. Per questa sua ultima caratteristica la sua sede è definita dai vasi, cioè esso scorre nei vasi sanguigni che gli danno forma e direzione sono le vie del traffico di questo flusso, le strade dell’energia.

L’equilibrio omeostatico del sistema circolatorio si pone in corrispondenza con l’equilibrio generale della persona. Per cogliere il significato di questo disagio possiamo pensare di affiancare in altra parola iper, cioè ipercontrollo.

Il soggetto è per natura sanguigno, perciò energeticamente forte e portato a gestire le emozioni.

Le forze in gioco sono il pensiero e il sentimento, sotto forma di un sangue pulsante, caldo, e di vasi canalizzanti in un albero circolatorio che diffonde questa energia.

La partita si gioca tra sangue e vaso e il soggetto pare schierato dalla parte del vaso che deve controllare il sangue e il suo percorso, cioè controllare le emozioni che vanno in circolo.

Tali forze obbediscono ad una forza equilibrante, la pressione arteriosa, che è regolata in sintonia con le esigenze più profonde del soggetto.

L’ipertensione è, in effetti, una malattia silenziosa: inizia senza dare particolari disturbi, senza nulla di visibile dall’esterno e che normalmente si scopre per caso.

Questo ha complicato notevolmente l’indagine sull’influenza dei fattori emotivi, anche se appare appurato che gli individui ipertesi sentono la necessità di controllare le emozioni, di soggiogare il sentimento con la forza della ragione.

L’ipertensione può essere connessa a un’emozione intensa o irrisolta da lunga data per cui gli impulsi non espressi possono divenire causa di uno stimolo permanente sul sistema vascolare. Le emozioni vengono quindi filtrate, legate, banalizzate.

La parola controllo quindi è determinante e significativa.

Facendo un esempio in genere il soggetto in questione non è un tipo facile a dire “ti amo”, piuttosto dice “ti voglio bene”, “ti stimo”, “ti apprezzo”. È in difficoltà ad entrare in contatto con una componente emotiva che rischia di sfuggirgli di mano, ecco perché è sempre all’erta e controlla, persino dopo aver fatto l’amore in genere cerca di riprendere in controllo alzandosi e stando in posizione eretta. Controlla la situazione come se fosse in guerra e tutto ciò che è passività, abbandono e distrazione da lui sono visti come negativi e da evitare. È come se fosse stato costretto a crescere troppo in fretta, troppo presto, forse per una perdita, separazione dei genitori ecc.. da questo il dover controllare le situazioni e gestirle.

Queste persone potrebbero trarre molto vantaggio se riuscissero ad imparare a delegare ad altri perché il meccanismo di ipercontrollo si diluirebbe. Il relax, l’abbandono, il vivere le emozioni sarebbe per loro una panacea. Il lasciarsi andare al fluire dalla vita.

Ipotensione

Nel caso dell’ipotensione sembra mancare la forza necessaria, ovvero lo “slancio” per assicurare la “tensione vitale”, cosa che potrebbe imputarsi a pulsioni meno forti o a freni meno rigidi. Sembra che al sangue venga meno quella spinta verso l’alto caratteristica dell’ipertensione, come se fosse effettivamente privato di quella forza propulsiva e di quel calore che gli sono propri. La vita pulsa debolmente, manca la voglia di lottare, ci sentiamo soli, abbandonati a noi stessi, scoraggiati…

In realtà, molto spesso l’ipotensione, accompagnata da sintomo quali la sensazione di svenimento, i giramenti di testa, la perdita di equilibrio, la nausea, rimanda al tentativo di evitare che certi contenuti inconsci e perturbanti giungano alla testa.

In particolare questi contenuti, che creano scoraggiamento, sono considerati “bassi e immorali” sono temuti per la loro valenza destabilizzante o trasgressiva.

La problematica esistenziale in questo tipo di disagi resta nella propria interiorità.