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Il tempo della distrazione

Pochi minuti di meditazione quotidiana sono sufficienti per migliorare le capacità mentali e potenziare l’attenzione selettiva di chi la pratica

Gli insegnanti si lamentano spesso della mancanza di attenzione da parte degli studenti e molti genitori sostengono che è difficile per i ragazzi concentrarsi su un compito, distratti come sono dalla selva di stimoli in cui siamo immersi.

La nostra mente, infatti, può mettere a fuoco un’esperienza se riesce a escludere gli stimoli che la distolgono dal suo obiettivo, se è in grado di tenere in memoria per qualche tempo l’oggetto dei nostri interessi. Non è un compito facile, in un’epoca che potremmo definire “della distrazione” , in cui soprattutto la mente dei giovani è catturata da un caleidoscopio di stimoli visivi e musicali, basati su quei ritmi incalzanti che sono al centro di spot, videoclip, messaggetti digitali rapidamente sul cellulare. Fare attenzione in un ambiente confuso non è semplice: si è in procinto di inseguire una farfalla ed eccone un’altra, ancora più colorata, cha cattura la nostra attenzione..

Ci sono rimedi a questa situazione? E, più in generale, c’è un modo per potenziare le capacità di attenzione? I risultati di numerose ricerche indicano che la meditazione può essere una strategia per favorire l’attenzione. È un’attività utile, in grado di affinare le nostre capacità cognitive, ma anche terapeutica in un mondo stressante.

In uno studio recente, due ricercatrici californiane, Tracey Kahan e Patricia Simone, hanno analizzato la pratica della meditazione indicando come abbia straordinarie qualità per modificare il funzionamento del cervello e della mente. È ormai assodato che le capacità metacognitive umane, cioè la riflessione sul pensiero, sono fondamentali per l’autocoscienza, la regolazione emotiva e la pianificazione a lungo termine. Secondo Kahan e Simone, le pratiche di meditazione potenziano l’attenzione selettiva, che è alla base del processo metacognitivo di decidere a quali percezioni, sentimenti e idee prestare attenzione e quali ignorare. In sostanza, la meditazione ci permette di raggiungere una consapevolezza centrata sul presente.

Come è noto, vi sono tecniche zen che puntano a una meditazione trascendentale attraverso la concentrazione su sensazioni corporee o immagini: nella tradizione delle religioni indiane, i mantra consentono di raggiungere autoconsapevolezza e una sorta di pienezza estatica. Altre tecniche, invece, si pongono al di fuori della tradizione mistico-religiosa e intendono favorire una forte concentrazione in cui l’attenzione del soggetto è focalizzata su un oggetto particolare attraverso un’attenzione che perdura nel tempo. Si tratta quindi di due diverse forme di meditazione delle quali i neuropsicologi hanno posto in evidenza i correlati cerebrali attraverso l’uso di tecniche di neuroimaging.

Nella meditazione trascendentale si attivano soprattutto le aree della corteccia temporale e parietale che, dal punto di vista elettroencefalografico, virano verso il ritmo alfa – tipico della rilassatezza – e theta, comune nei bambini e nei giovani, più ridotto negli adulti. Nella meditazione focalizzata, in cui chi medita si concentra su suoni o immagini, si attivano la corteccia prefrontale e occipitale, rispettivamente implicate nei processi cognitivo-attenzionali e nell’attenzione polarizzata su target visivi. L’attenzione selettiva della corteccia prefrontale si verifica anche quando i meditatori “esperti” si concentrano sul proprio respiro, vale a dire sulle sensazioni provocate dall’aria che fluisce attraverso le narici.

Le ricerche di neuroimaging dimostrano che il quadro di attivazione della corteccia prefrontale, tipico della meditazione basata sulla concentrazione, è associato a una diminuzione dell’attenzione nei confronti degli stimoli esterni “di disturbo”, ossia gli stimoli irrilevanti, e a una maggiore attività di quelle aree del cervello che elaborano l’informazione. In chi pratica la meditazione, questa più elevata capacità di concentrazione è evidente anche nelle fasi in cui non medita: il che indica che questa attività, che è possibile circoscrivere a 5-10 minuti giornalieri, migliora le capacità mentali e l’attenzione di chi la pratica.

Daniel Bovet

Mente & Cervello luglio 2011