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Dislessia: un problema di connessione?

Il disturbo potrebbe essere causato dalla difficoltà a recuperare la rappresentazione mentale dei fenomeni.

 Scambiare «fonte» per «tonte», o leggere «puma» anziché «piuma». Secondo alcune stime, e un problema che riguarda circa il quattro per cento dei bambini che frequentano le scuole italiane: si tratta della dislessia, un disturbo che causa difficoltà nella lettura e nella scrittura. Ma qual è l’origine di questo problema del linguaggio? Negli ultimi decenni, molti ricercatori hanno pensato che il disturbo nascesse da un’errata rappresentazione mentale delle unità di suoni che costituiscono le parole, i fonemi. Uno studio recente guidato da un gruppo di ricerca belga suggerisce invece che la dislessia possa essere causata dalla difficoltà a recuperare e usare queste rappresentazioni.

La ricerca, pubblicata su «Science», ha coinvolto un gruppo di adulti che soffrono del disturbo e un gruppo di controllo senza problemi nella lettura, sottoposti a risonanza magnetica funzionale durante l‘ascolto di alcune pseudo-parole.

Confrontando le attivazioni cerebrali nei due gruppi in aree coinvolte nel linguaggio o nelle funzioni cognitive di controllo, gli scienziati hanno osservato che le persone dislessiche non mostravano una diversa rappresentazione dei fonemi rispetto ai lettori normali. Una minore connettività e stata però osservata tra queste regioni del cervello e l’area di Broca, importante per la produzione del linguaggio. All’origine del disturbo, suggeriscono i ricercatori, potrebbe quindi trovarsi una difficoltà nell’accesso alle rappresentazioni dei fonemi, che potrebbe forse essere superata con interventi specifici.

Valentina Daelli

 

 

Da Mente & Cervello

n. 110 febbraio 2014